Strage di studentesse Erasmus: l’assicurazione propone 52mila euro per risarcire la famiglia di Serena. Il papà: «Siamo sdegnati»

«Una proposta che abbiamo rifiutato sdegnati». Alessandro Saracino, il papà di Serena, una delle sette ragazze italiane del ‘progetto Erasmus’ morte il 20 marzo in un incidente stradale in Spagna, commenta così la proposta di indennizzo presentata dalla compagnia assicuratrice: 52 mila euro – come scrive il Secolo XIV – con un deciso ritocco verso il basso perché le giovani (è la tesi) non stavano indossando la cintura di sicurezza.

«Hanno impostato la vicenda – spiega Saracino – come se le ragazze si fossero macchiate di chissà quale colpa. A quanto ne so, invece, le cinture le avevano, ma erano cinture addominali, non a tre punti, e quindi assolutamente inadeguate. Ma in quel Paese i risarcimenti sono irrisori: li hanno innalzati a gennaio nel 2016, ma rispetto ai nostri parametri sono ai confini del ridicolo».

I familiari delle studentesse hanno più volte ribadito che «non si tratta di una questione di soldi» e che devolveranno i risarcimenti in beneficienza. «Quello che bisognerebbe sottolineare – commenta ancora Saracino – è che quella strada non era in buone condizioni. E che le indagini stanno procedendo con lentezza. Eppure, se siamo tutti in Europa, la sicurezza dei nostri ragazzi dovrebbe essere tutelata allo stesso modo in qualsiasi Paese, in Spagna come in Italia. Mi verrebbe da concludere che l’Erasmus, così com’è oggi, sarebbe da sospendere: è troppo pericoloso».

«La vita di nostra figlia non ha prezzo perchè nessuno ce la potrà restituire. Ma è assurdo decurtare un risarcimento del 25% perchè si presume che su quel bus lei non indossasse la cintura di sicurezza». È molto amareggiato Paolo Bonello, padre di Francesca, la studentessa genovese dell’Erasmus morta insieme ad altre 12 ragazze. «Sembra quasi che la colpa dell’incidente sia stata delle ragazze che non indossavano la cintura o di noi genitori che le abbiamo mandate a studiare in Francia», rincara il genitore.

Paolo Bonello conferma che l’assicurazione, invocando il mancato allacciamento delle cinture, il 19 maggio scorso, ha proposto un indennizzo decurtato del 25% da accettare entro il 31 dello stesso mese. «Una proposta assurda a cui non abbiamo neppure dato una risposta perchè si basa su presupposto che l’inchiesta spagnola, ancora in corso, abbia già acclarato che Francesca e le altre vittime non indossavano la cintura, mentre non è così e l’unica certezza è che l’autista del bus ha ammesso di essere stato colto da un colpo di sonno mentre era alla guida», afferma Paolo Bonello, spiegando che i soldi del risarcimento saranno utilizzati per proseguire le attività di volontariato a cui prendeva parte Francesca.

Fra le 13 vittime del pullman sette sono italiane e i loro genitori hanno dato vita al progetto che si chiamerà ‘Genitori Generazione Erasmus 20 Marzo 2016 – Uniti perché non accada mai più′. «Vorremmo essere un pungolo perchè tragedie come queste non accadano più – ha spiegato Paolo Bonello – ad esempio si dovrebbe rendere più sicuri i bus con un sistema di sicurezza che avverte quando non vengono allacciate le cinture, come accade sulle auto. E poi c’è l’ altra assurdità che gli indennizzi calcolati dalle compagnie assicurative cambiano da nazione a nazione, all’interno dell’Ue».

Via Il Messaggero

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