Saverio Zavaglia: la nostra intervista

11 domande alla scoperta di una delle figure più avanguardiste del settore assicurativo.

1.  Buongiorno Saverio, partiamo dalla domanda che incuriosisce un po’ tutti: da dove è nata l’idea di agenzie da incubo?

L’idea discende dal confronto quotidiano con le criticità della mia azienda. Con affetto: “l’incubo personale”, che mi richiama ininterrottamente a chiedermi come posso migliorarne le performances lavorative e – di conseguenza – la mia stessa vita. Quando ho maturato la certezza di aver trovato i giusti punti su cui poggiare una strategia vincente, mi è sembrato giusto renderli pubblici in una rubrica. Un po’ come il master-chef nella nota trasmissione  sulle cucine disastrate. Trasformando l’incubo presente in un futuro di successo, anche se io non ho la stazza del cuoco Antonino Cannavacciuolo!

2. Memore di questa esperienza “web”, quali sono le caratteristiche che accomunano le agenzie di oggi, in termini di pro e contro?

Molto francamente, ad oggi parlerei di lentezza nel percepire il cambiamento, a fronte di uno scarso utilizzo delle opportunità offerte dal social networking. Uno stato dell’arte che stenta a emergere nei momenti di confronto associativi tra agenti, ben poco trasparenti e troppo trionfalistici (la mania inconcludente di pavoneggiarsi). Di positivo rilevo la presenza di grandi professionisti, le cui esperienze e competenze hanno solo bisogno di essere supportate nell’impegno a metabolizzare le trasformazioni in atto.

3. Un paio di dritte strategiche per agenzie in fase di sviluppo…

Le dritte discendono da quanto già detto: operare sulla base di piani strutturati per un costante aggiornamento, declinati in strategie editoriali per l’utilizzo dei social.

4.  Il settore di intermediazione assicurativa è in forte espansione. Cosa consigli a chi sta intraprendendo questo percorso lavorativo?

Per me è fondamentale la cosiddetta “verticalizzazione esperienziale”. Decodificato: specializzarsi nell’ambito in cui sei eccellente, in modo da offrire un nitido e riconoscibile profilo professionale. Di tuttologi ce ne sono davvero troppi.

5. Passiamo al tuo fiore all’occhiello. La tua lungimiranza ti ha portato ad intuire l’importanza della consulenza assicurativa nel settore moda. Raccontaci un po’ come è nata quest’idea.

Sembra una di quelle storie che gli anglosassoni definiscono “serendipity” (trovare qualcosa cercandone un’altra). Ero partito per risolvere i problemi aziendali di un cliente e mi sono imbattuto in un settore – la moda – di cui ho colto il gap assicurativo da cui era affetto. Da qui una riflessione diventata impegno professionale sulle sfide da affrontare in materia di pianificazione del rischio a livello nazionale e internazionale.

6. Come sta rispondendo il mercato della moda alle assicurazioni?

Dal punto di vista della relazione consulenziale le risposte sono eccellenti. Ancora lungo è il cammino da fare in ambito pianificatorio. Conseguente all’antica attitudine nazionale dell’improvvisazione tradotta in commedia dell’arte e nostalgie della bottega dei Della Robbia come non plus ultra organizzativo. Ma le sfide dell’internazionalizzazione stanno obbligando un po’ tutti a rettificare il tiro.

7. E della digitalizzazione delle agenzie e della loro comunicazione web cosa ne pensi?

Anche in questo caso, molto francamente: ad oggi solo un 5 per cento delle agenzie comunica in maniera strutturata e strategica. Il resto pratica una sorta di teatralizzazione della modernità comunicativa. Ma le dure repliche del mercato stanno cambiando i comportamenti.

8. Come vedi le agenzie tra dieci anni? Saranno ancora fisiche, traslate completamente online oppure prevedi un mix?

Ci sarà ancora tantissima consulenza face-to-face mentre il back-office verrà gestito sempre più on-line. Quello che vedo è un mix di off/on in cui non si potrà mai prescindere dall’elemento fiduciario: la relazione tra professionista e cliente non può essere spersonalizzata! Comunque osservo per inciso che ancora la reputation delle compagnie italiane è a un livello troppo basso.

9. Quali potranno essere i nuovi settori in cui, in futuro,  la consulenza e l’assicurazione potranno tutelare?

Random: tutte le materie relative al cybercrime, al sanitario e al previdenziale. Non trascurerei poi il settore concernente l’uso d’i droni. Ad oggi materia di frontiera, ma che non sarà tale ancora a lungo. Visto che il CEO di Amazon Jeff Bezos, la più grande library del mondo, ha annunciato la prima consegna con drone a Cambridge il 7 dicembre scorso (in 13 minuti dopo il ricevimento dell’ordine). Questo è il cambiamento, bellezze!

10. Quanto ritieni importante l’aggiornamento e la formazione professionale nel settore assicurativo?

Fondamentale! Ho sempre dedicato particolare attenzione alla formazione e soprattutto all’aggiornamento professionale, in particolare modo quello dedicato agli iscritti RUI dato che è anche obbligatorio, come consuetudine per tutti i professionisti del settore assicurativo ho scelto R&B Consulting, leader in Italia nella prima formazione ed aggiornamento IVASS e OAM.

11. Siamo arrivati alla fine, quindi la domanda irriverente è obbligatoria. Quanto sei fashion addicted? 🙂

Sicuramente vale anche nel mio caso il principio che l’esperienza professionale comporta sempre un arricchimento culturale. E questo vale anche per l’industria della distinzione, che al di là degli aspetti superficiali e passeggeri incorpora una sintassi; una chiave per capire la strutturazione sociale. Le forme come segnalatori dello spazio occupato, delle affinità e delle distanze. Nello specifico, lavorando a fianco dei grandi protagonisti della moda italiana ho modificato il mio modo di concettualizzare il capo d’abbigliamento e i suoi possibili abbinamenti. È cresciuta l’attenzione alla qualità dei materiali e della manifattura.

Categorie Assicurazioni,Focus,News

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