I salvataggi bancari? Con una tassa sugli stessi istituti di credito

La proposta del Tesoro, a livello europeo, in vista del vertice a sui trattati di Roma.

Una tassa comune sulle banche nella zona euro per finanziare il fondo di tutela dei depositi bancari, la risoluzione degli istituti in crisi, ma anche un’assicurazione comune contro la disoccupazione e un fondo per sostenere e incentivare le riforme strutturali nei paesi membri. Perché non è sbagliato che siano gli «istituti di credito a pagare gli effetti innescati dalla crisi finanziaria del 2008».

L’Italia è stata colpita dall’irrigidimento delle regole sulle banche, finora non accompagnato dal promesso rafforzamento degli strumenti di tutela dei risparmiatori, e i tecnici del governo studiano proposte ambiziose.L’occasione per metterne qualcuna sul tavolo potrebbe essere il prossimo incontro a Roma, a fine marzo, per la celebrazione del 60° anniversario della firma dei Trattati. L’Europa è in crisi politica, l’economia non va, il Patto di stabilità vincola la crescita e molte capitali condividono l’esigenza di fare un passo avanti nell’Unione economica e monetaria. Uno dei sistemi, dicono i tecnici del ministero dell’Economia, potrebbe essere quello di dare alla zona euro, e al suo ministro delle Finanze, un bilancio aggiuntivo finanziato da una risorsa propria, una quota delle tasse che le imprese già pagano agli stati membri, a partire proprio dalle banche.

Una proposta articolata

Vieri Ceriani, consigliere del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha appena messo a punto una proposta molto articolata in questo senso. Prevede l’adozione di una base imponibile comune sui redditi degli istituti di credito, e la devoluzione di una parte delle imposte raccolte da ciascuno al nuovo bilancio comune. Senza pregiudicare la sovranità fiscale dei paesi membri, che sarebbero liberi di fissare l’aliquota delle imposte.

Il meccanismo comporterebbe l’armonizzazione dei principi contabili, ma eliminerebbe ogni distorsione fiscale alla concorrenza delle banche sul mercato interno e servirebbe a completare l’Unione bancaria, fornendo risorse alla garanzia Ue sui depositi. «Le tasse sulle banche – si legge nel documento – finanzierebbero Fondi creati per compensare le imprese e i cittadini nell’ipotesi di un fallimento degli stessi istituti di credito, o per prevenire una crisi finanziaria sistemica». Le imposte potrebbero alimentare il Fondo unico di risoluzione, che può intervenire nelle crisi, altro strumento previsto dagli accordi, ma che non è stato ancora realizzato, e lo Strumento di Ricapitalizzazione diretta dell’Esm, il Fondo europeo salva stati. «Meglio finanziarlo tassando i profitti delle banche – scrive Ceriani – che prendendo le risorse dalla fiscalità generale».

Un fondo per i disoccupati

In alternativa si ipotizza il contributo delle banche al bilancio della zona euro tassandone le attività con una specie di Iva sui servizi finanziari, la «Fat» suggerita dal Fmi, «preferibile alla tassa sulle transazioni finanziarie», che non trova consensi nell’Eurozona. Il documento propone di destinare le risorse raccolte in questo modo a due nuovi strumenti, un fondo europeo per integrare il salario dei disoccupati ed un altro per sostenere le riforme strutturali. L’assicurazione Ue contro i licenziamenti, una proposta lanciata dallo stesso Padoan un paio di anni fa, che «limiterebbe le conseguenze avverse sulla crescita derivanti dal rigore di bilancio imposto dalle regole Ue, rafforzandone l’accettabilità». E un Fondo per sostenere le riforme strutturali dei paesi membri, considerando che queste producono un beneficio anche per gli altri paesi della zona euro. «Potrebbe assumere la forma di un cofinanziamento, con un meccanismo di incentivi e disincentivi. Se uno stato membro non avanza il cofinanziamento sarebbe ridotto o cancellato, ma se fa riforme aggiuntive, o attua più velocemente quelle programmate, potrebbe ricevere un extra-bonus».

Via corriere della sera

Categorie Mutui e prestiti,News

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