Rider, cosa cambia con le nuove tutele e tutti i nodi da risolvere

L’emendamento al decreto legge 101/2019 spinge verso la contrattazione, ma nei mesi scorsi il tavolo ministeriale si è chiuso senza trovare un’intesa a causa della distanza delle posizioni di lavoratori e società

L’emendamento al decreto legge 101/2019 su cui il governo ha trovato un accordo spinge il mondo dei rider, fattorini e piattaforme, verso la contrattazione collettiva, ma che la trattativa sia semplice e porti a un risultato è tutt’altro che scontato. Le prime indicazioni in questo senso sono emerse nel corso della giornata conclusiva del Convegno nazionale Agi 2019 degli avvocati giuslavoristi, che si è svolto a Verona.

A chi si applica la novità

Dalla bozza del testo, osserva Aldo Bottini, presidente Agi, «traspare l’intento di allargare il perimetro di applicazione dell’articolo 2 del Jobs act, la platea dei collaboratori etero organizzati a cui si applica la disciplina del lavoro subordinato. Comunque ci sarà l’intervento dei giudici per stabilire chi è e chi non è etero organizzato. Quanto ai rider in senso stretto, c’è un periodo di sei mesi per fare un contratto collettivo che consenta di individuare le modalità di pagamento. In assenza di tale accordo probabilmente ci saranno cause per rientrare nell’applicazione dell’articolo 2 e non si potrà pagare a consegna», ma su base oraria con retribuzione parametrata ai minimi tabellari di contratti collettivi nazionali di settori affini o equivalenti.

I possibili problemi

Una previsione critica per un settore che applica per lo più la retribuzione a cottimo, sulla base del numero di consegne effettuate. Previsione che però può essere “disinnescata” tramite un contratto collettivo ad hoc, sottoscritto dai soggetti, sindacali e datoriali, più rappresentativi. Il tentativo di trovare un accordo tra le parti in questo settore, tramite il tavolo convocato dal ministero del lavoro, è già fallito nel recente passato.

I dubbi della Cgil

E di fronte a questa nuova strada da percorrere,Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil, intervenendo al Convegno Agi, si è chiesta perché, a fronte della possibile applicazione dell’articolo 2 del Dlgs 81/2015, fare un accordo per diminuire tali tutele?

Peraltro, secondo Scacchetti, sarebbe stato meglio se il legislatore avesse specificato quali sono le tutele del lavoro subordinato che si devono riconoscere per effetto dell’articolo 2, magari anche quelle in caso di recesso dal rapporto di lavoro da parte del committente.

Via: www.ilsole24ore.com

Categorie Assicurazioni,News

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