Prestito pensionistico, come funziona la flessibilità in uscita studiata dal governo

Prestito pensionistico bancario, come funzionerebbe l’uscita anticipata dal lavoro e con quali requisiti.

Il governo Renzi ha allo studio diverse ipotesi per consentire maggiore flessibilità in uscita per i lavoratori del settore privato, in modo da attenuare gli effetti dell’inasprimento dei criteri previsti dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia e quella anticipata. Una di queste contempla la possibilità di andare in pensione fino a un massimo di tre anni di anticipo rispetto ai 66 anni e 7 mesi di età previsti. Poiché questo espediente avrebbe come effetto un aumento della spesa previdenziale, stimata fino a 7 miliardi di euro all’anno, non sostenibile per le nostre casse statali, il Tesoro ha in mente di fare ricorso al cosiddetto prestito pensionistico bancario.

Come funzionerebbe? Il lavoratore potrebbe richiedere l’assegno pensionistico con tre anni al massimo di anticipo, quindi, già a 63 anni e 7 mesi, se in possesso di un numero minimo di anni di contributi (20?). A quel punto, il trattamento gli sarebbe versato non dall’Inps, bensì da una banca, sotto forma di prestito. Una volta raggiunti i requisiti effettivi per la pensione di vecchiaia (i suddetti 66 anni e 7 mesi attualmente previsti), l’assegno inizierebbe ad essergli erogato dall’Inps e da esso sarebbe decurtato l’importo di cui ha usufruito nel periodo precedente, pari a tutti i trattamenti percepiti prima dell’età pensionabile.

Tale somma sarebbe rimborsata nell’arco di una ventina di anni, comprensiva degli interessi, per cui il taglio dell’assegno potrebbe aggirarsi intorno al 15-20%, nel caso in cui si sia andati in pensione in anticipo di tre anni. A garanzia del prestito, il lavoratore dovrebbe esibire alla banca il TFR, anche se resta ignoto il meccanismo. Ovvero, il Trattamento di Fine Rapporto dovrebbe rimanere intatto a copertura fino all’ultimo centesimo del prestito? Se così fosse, infatti, implicherebbe l’impossibilità di disporne per anni, ipotesi irrealistica.

Chiariamo, anzitutto, che non sono ancora noti i dettagli del piano. Ad esempio, è possibile che tra le limitazioni potrebbe esservene una legata all’importo minimo erogato dall’Inps, al netto del taglio effettuato per il rimborso del prestito. Non è inverosimile ipotizzare che esso non possa essere inferiore all’assegno sociale, che stando all’ultima circolare dell’ente previdenziale è di 448,07 euro al mese. Questo, per evitare che il pensionamento anticipato con il ricorso al prestito bancario si traduca in una vecchiaia trascorsa all’insegna del rischio povertà.

Via Investire Oggi

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