La polizza vita non rientra nell’eredità

Né legato né quota ereditaria: la polizza vita e l’assegno dell’assicurazione non è una disposizione testamentaria, ma un diritto del beneficiario nei confronti dell’assicurazione, anche se di esso si fa menzione nel testamento.

Eredi e problemi di divisione dell’eredità: benché in un testamento si faccia riferimento a una polizza vita essa non può essere qualificata come disposizione testamentaria e, quindi, non rientra nell’asse ereditario da dividere tra i chiamati alla successione. È quanto chiarito dal Tribunale di Perugia [1] secondo cui “l’assicurazione sulla vita non entra nell’asse ereditario”; pertanto il beneficiario acquista [2], per effetto della designazione, un “diritto proprio” nei confronti dell’assicurazione; l’atto di designazione del beneficiario è infatti un atto unilaterale a favore di un terzo ed è un “atto tra vivi”, nel senso che il beneficiario non acquista il diritto al pagamento dell’indennità a titolo di legato o di quota ereditaria, ma base alla promessa fatta dall’assicuratore di pagare il capitale al momento del verificarsi dell’evento assicurato”. Di conseguenza, l’obbligazione di pagamento che grava sull’assicurazione – e il conseguente diritto per il beneficiario – non discende dal testamento, ma solo da un contratto di assicurazione stipulato quando ancora il testatore era in vita.  

La morte dell’assicurato è solo l’evento che fa scattare il diritto a percepire materialmente l’assegno, diritto comunque che era già sorto all’atto della stipula della polizza vita. Insomma, la morte non fa scattare la qualità di erede all’assicurato, ma è solo il cosiddetto evento assicurato, rappresenta il mero momento di consolidamento del diritto già acquisito con un contratto “tra vivi” e non in forza dell’eredità.   Così, se in un testamento olografo, il defunto, nel fare la ricognizione dei propri averi lasciati agli eredi, cita una polizza vita precedentemente stipulata, tale previsione non fa del beneficiario un erede, così come l’assegno erogato dall’assicurazione non costituisce parte dell’eredità.

La sentenza

In linea di principio, l’assicurazione sulla vita non entra nell’asse ereditario e, ai sensi dell’art. 1920 c.c., il beneficiario acquista, per effetto della designazione, un diritto proprio nei confronti dell’assicurazione; l’atto di designazione del beneficiario è infatti un atto unilaterale a favore di un terzo ed è un atto tra vivi, nel senso che il beneficiario non acquista il diritto al pagamento dell’indennità a titolo di legato o di quota ereditaria, ma iure proprio in base alla promessa fatta dall’assicuratore di pagare il capitale al momento del verificarsi dell’evento assicurato; conseguentemente, l’obbligazione di pagamento gravante sull’assicuratore discende esclusivamente dal contratto di assicurazione e dalla designazione del beneficiario, mentre la morte dell’assicurato, evento assicurato, rappresenta il mero momento di consolidamento del diritto già acquisito inter vivos e non mortis causa.
[1] Trib. Perugia, sent. n. 746/15.
[2] Ai sensi dell’articolo 1920 cod. civ.

Via La Legge per Tutti

Categorie Assicurazioni,Focus,News

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