Perché Assicurazioni Generali dirà ciao alla Germania

L’approfondimento di Cristoforo Lascio sugli annunci del gruppo Generali, le reazioni e i commenti in Germania, i mugugni anti Draghi che si rinfocolano a Berlino e dintorni, e molto altro…

Entro l’estate, Generali pare destinata a cambiare volto in Europa, generando un’onda lunga che scuoterà il settore assicurativo del Vecchio continente e che potrebbe lambire perfino la battaglia (già iniziata) per la scelta del successore di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea.

Partiamo dai fatti. Il primo gruppo assicurativo italiano, con oltre 70.000 dipendenti e 55.000 milioni di clienti in tutto il mondo, ha annunciato di voler rivedere la sua strategia in Germania, o meglio di allentare fortemente la sua presenza nel business Vita tradizionale di quel Paese. In Italia il quotidiano MF/Milano Finanza ha dato conto di uno degli scenari possibili: “Entro l’estate, come ha annunciato il ceo di Generali Deutschland e country manager per la Germania, Giovanni Liverani, all’Handelsblatt, la compagnia dovrebbe cedere il business vita tradizionale tedesco dopo aver ricevuto due offerte vincolanti per rilevare il portafoglio vita tedesco in capo alla controllata Generali Leben.

Secondo le ultime indiscrezioni, le proposte sono arrivate da Athene Holding (controllata dal fondo Apollo Global Management) e da Viridium (gruppo assicurativo tedesco posseduto dal fondo Cinven)”. Poi successivamente lo stesso giornale ha attribuito allo country manager Liverani uno scenario lievemente diverso: “Potremmo decidere di cedere la maggioranza mantenendo però una piccola quota a garanzia della gestione dei contratti per i clienti e per le reti di vendita”.

L’accoglienza della dipartita di Generali dalla Germania, sulla stampa tedesca, è stata caratterizzata da toni più drammatici.

Il quotidiano finanziario Handelsblatt ha scritto per esempio che se il Leone dovesse davvero cedere le sue quattro milioni di polizze tedesche, il Paese si troverebbe di fronte al “più grande deal del genere nella sua storia” e soprattutto a “un test case per tutto il settore assicurativo”. Handelsblatt lega la vicenda direttamente a uno dei crucci maggiori degli assicuratori tedeschi: “In questo tempo, con i tassi di interessi a zero ormai da anni, gli assicuratori del settore Vita continuano a non centrare i propri obiettivi sui guadagni che hanno promesso o garantito ai detentori delle polizze. Ciò ha costretto gli assicuratori, nell’emissione di nuove polizze, ad abbandonare la pratica che consisteva nell’assicurare delle guadagni garantiti. Li ha spinti inoltre a liberarsi delle loro polizze più vecchie e meno convenienti, lasciandole a specialisti delle economie di scala” che si occupano di risolvere il problema.

Storicamente infatti le aziende assicurative tedesche hanno scelto di offrire rendimenti fissi ai clienti, per polizze che durano anche 40-50 anni. Per garantire tali prestazioni, le società hanno investito soprattutto in titoli di stato nazionali. Il problema è che i bund tedeschi offrono rendimenti sempre minori, di conseguenza le società non guadagnano più a sufficienza per pagare i clienti. Le assicurazioni negli ultimi anni sono corse ai ripari, offrendo garanzie meno generose sui nuovi contratti. Ma per onorare polizze stipulate 20 o 30 anni fa, le difficoltà restano enormi. Potenzialmente fatali per i bilanci dei gruppi. Ancora una volta è Handelsblatt a scrivere esplicitamente che da questa dinamica nascono gli “alti lai” degli assicuratori tedeschi.

Non a caso la demografia calante e i tassi di interesse bassissimi – di cui gli assicuratori di Berlino ritengono responsabile innanzitutto l’italiano Mario Draghi – sono in cima alla lista di lagnanze che la lobby degli assicuratori tedeschi, la Gesamtverband der Deutschen Versicherungswirtschaft (o GDV), ha presentato ai partiti politici nazionali alla vigilia delle scorse elezioni nell’autunno 2017.

Senza dimenticare che quando Draghi qualche anno fa avviò le sue politiche monetarie non convenzionali, le stesse politiche che la maggioranza degli economisti ritiene responsabili della sopravvivenza dell’euro, dalla GDV si utilizzarono toni ancora più caustici: gli assicuratori made in Deutschland parlarono di “misure nemiche dei risparmiatori” (tedeschi) e invitarono Angela Merkel e colleghi a “fermare l’allagamento dei mercati dei capitali prodotto dalla liquidità della Banca centrale”. Il fatto che Generali stia pensando di lasciare proprio il settore Vita in Germania potrebbe essere visto come l’ennesima cartina di tornasole di un comparto economico in crisi per colpa di scelte compiute da un’autorità “straniera” come la Bce. Nuove cartucce per gli anti Draghi, e soprattutto per chi avversa profili simili al suo in vista del cambio di guardia alla guida della Bce nel 2019.

E se col tempo Liverani ha iniziato a ipotizzare una terza via possibile fra la continuazione del business in Germania e l’abbandono tout court del Paese, prospettando invece per Generali una partnership nei panni di socio di minoranza di una società “liquidatrice”, non è escluso che c’entri proprio quest’accoglienza tiepida riservata a Generali dalla stampa tedesca. La quale non ha mancato di ricordare, fra l’altro, come nel passato la vendita di portafogli di polizze Vita nel Paese abbia sollevato veementi critiche da parte di politici e consumatori, al punto di spingere il colosso Munich Re a ritornare sui suoi passi, bloccando lo scorso autunno la vendita di 6 milioni di polizze della sua controllata Ergo.

Categorie Assicurazioni,News

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