Mutui, sui tassi variabili la «tregua» non è finita

Sarà almeno ancora un anno di tregua per gli italiani alle prese con un mutuo variabile, che rappresentano pur sempre due terzi delle famiglie indebitate per la casa nonostante i prodotti a tasso fisso l’abbiano fatta da padrone negli ultimi 3 anni.

A garantirla sarà più o meno direttamente la Bce che, se pur con ritmo ridotto, proseguirà almeno fino a settembre con le proprie iniezioni di liquidità sui mercati e quindi a calmierare quell’Euribor che serve a determinare gli interessi da versare.

Per parlare di un nuovo rialzo dei tassi di interesse nell’Eurozona (sarebbe il primo dopo la mossa intempestiva dell’estate 2011) occorrerà, secondo gli analisti, attendere probabilmente la seconda metà del 2019 o forse anche l’anno successivo. Anche per questo motivo non si vedono all’orizzonte aumenti significativi del tasso interbancario, che staziona paradossalmente in territorio negativo ormai da due anni e mezzo: le attese di mercato prevedono il ritorno sopra quota zero fra due anni e il superamento della soglia dell’1% non prima del 2023.

Si resterà quindi ben al di sotto delle medie storiche a lungo e i problemi coi pagamenti (che ancora coinvolgono numerose famiglie, come testimoniano le oltre 15mila richieste di sospensione pervenute all’Abi dal marzo 2015 (più di 2mila delle quali nel 2017), non dipenderanno certo dalla volatilità della rata, ma da motivi legati più strettamente al bilancio famigliare e alle conseguenze della crisi economica che ha tenuto sotto scacco il Paese per molti anni.

Per coloro che saranno chiamati alla scelta di un nuovo mutuo, il 2018 sotto l’aspetto dei tassi sottostanti presenterà comunque condizioni interessanti, sulla falsariga di quanto è successo per l’anno che si avvia al termine. Detto dell’Euribor, che si dovrebbe mantenere su valori negativi, i livelli degli Eurirs utilizzati per determinare la rata fissa potrebbero invece subire un rialzo, proprio perché la Bce si avvia a chiudere il piano di acquisti di titoli di Stato. La scelta sul tipo di strumento finirà però per dipendere più dalle offerte (e dalle strategie) delle banche: proprio come nel 2017, anno in cui la preferenza per il fisso è stata assoluta.

Ciò che probabilmente sarà da mettere in conto, a livello di mercato, è invece una diminuzione delle erogazioni, e non necessariamente per cause addebitabili alle banche. L’anno alle spalle ha visto infatti prevalere le richieste di mutuo con finalità surroga (ovvero la sostituzione di un prodotto esistente con uno nuovo dalle condizioni più vantaggiose), che però sono andate rallentando nel corso dei mesi per un motivo piuttosto semplice: man mano che si allarga la platea di prodotti stipulati all’interno del nuovo scenario di tassi vicini a zero e con spread di nuovo competitivi, si riducono per le famiglie anche le possibilità di migliorare la situazione attuale.

Categorie Mutui e prestiti,News

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