Mutui, la Corte di Giustizia Ue dice no ai rimborsi degli interessi in caso di tassi negativi

ese che vai, banca che trovi: ma soprattutto, tasso sul mutuo che recuperi. Fino a metà dell’anno scorso, il crollo dei tassi di interesse a quota zero o sotto-zero era considerato come un fenomeno (opportunità o problema, a seconda dei punti di vista) circoscritto alla Borsa, al mercato dei Titoli di Stato e al debito pubblico: delle ripercussioni sul mercato dei mutui, l’Euribor, si preoccupavano davvero in pochi. L’azzeramento dei tassi e la discesa dell’Euribor, del resto, favoriva sulla carta le scommesse su un aumento delle richieste di finanziamento per l’acquisto della casa: gli effetti collaterali, come il fatto che le banche potessero (o dovessero) restituire un giorno ai clienti la quota di interessi pagata in eccesso nella rata mensile, sono rimasti in secondo piano.

In linea di principio, infatti, i mutui sono calcolati sull’Euribor a cui si aggiunge lo spread della banca: se l’euribor è positivo, nessun problema. Ma se cade sotto zero il quadro cambia. Se l’euribor va, per esempio, a -0,4% e lo spread del mutuo è dello 0,3% (fissato nel contratto) avremo una differenza del -0,1% che la banca dovrebbe ripagare al cliente.

Il primo caso si è verificato in Danimarca, dove l’Euribor sotto-zero è arrivato a inizio 2016: una dopo l’altra, le banche di Copenhagen hanno dovuto rimborsare i clienti che avevano sottoscritto un mutuo a tasso variabile. Da quel momento, in ogni Paese d’Europa nessuna banca si è più sentita al sicuro: dalla Spagna alla Francia, dal Portogallo alla Norvegia e anche in Italia, le banche hanno cominciato a temere un’ondata di richieste di rimborso.

Cresce la domanda di prestiti, tassi mutui ai minimi

Ma il mercato bancario europeo, malgrado gli sforzi della Bce, è unico nella Vigilanza ma non nei comportamenti delle banche: nell’Eurozona, ciascuno ha preso la sua strada per difendersi, alcuni pagando il dovuto ai clienti per evitare contenziosi, altri rifiutando ogni richiesta di dialogo. Ma senza un approccio condiviso o indicazioni di sistema dalla Bce, l’incertezza ha preso il sopravvento e reso persino più evidenti le già note asimmetrie di comportamento tra diversi intermediari del credito.

La scorsa settimana, però, la Corte di Giustizia Ue ha dato al mercato alcuni punti fermi. Per la Corte, a cui si sono rivolte le banche spagnole, gli istituti di credito non sono tenuti a rimborsare i mutuatari degli interessi pagati in eccesso per i tassi Euribor negativi. Per le banche spagnole è stata un mano santa: solo in Spagna si temevano rimborsi per centinaia di milioni di euro.

La raccomandazione della Corte Europea, firmata dall’Avvocato Generale, ha insomma sancito un principio che farà da precedente per tutti: le banche spagnole non dovranno ridare soldi ai mutuatari in caso di tassi negativi dell’euribor precedenti al 2013. Rimuovere il tasso minimo(fllor) e le restituzioni di denaro nella sola Spagna comporterebbe cifre incredibili come afferma Reuters, 8 miliardi di euro, più 3 miliardi per i periodi precedenti al 2013. Del resto, la situazione spagnola è ben nota a tutti. Dall’abbandono della peseta per l’euro, il mercato edilizio è stato terreno di scorribande per immobiliarsti e costruttori, le cui operazioni spregiudicate hanno gonfiato e poi fatto esplodere una bolla immobiliare talmente grande da travolgere il sistema bancario e l’economia nazionale: solo i prestiti europei e del Fmi hanno evitato un crack economico e finanziario che avrebbe generato rischi sistemici persino più pericolosi della crisi greca o di Cipro.

Restituire i soldi ai clienti, insomma, avrebbe aperto nuove incognite e nuovi rischi per la Spagna e per molti altri Paesi. Il caso più simile a quello spagnolo è quello portoghese: in Portogallo, l’Euribor per i nuovi prestiti, pur se negativo per i mutui in emissione, verrà calcolato pari a zero mentre molte banche tra due fuochi tra i debitori diventati creditori con i tassi negativi e la stabilità del sistema finanziario, sono chiaramente orientate a non rifondere i mutuatari:

Il caso più favorevole per i clienti con mutui a tasso variabile è invece rappresentato dalla Danimarca (che, com’è noto, è fuori dall’Eurozona). Nel caso danese una coppia ha ricevuto un reso di 249 corone danesi al termine del primo trimestre. Ciò che ha determinato questo precedente è il tasso della banca centrale danese (a cui sono indicizzati i mutui in questo Paese) che in quel momento era negativo per 0,65 punti e lo spread che era inferiore, causando un tasso negativo sul mutuo di 0,05 punti.

Per quanto attiene l’Italia, infine, la Banca d’Italia in data 6 febbraio 2016 ha dichiarato che è stato “neutralizzata l’erosione dello spread derivante dal sopravvenuto valore negativo del parametro (l’euribor), attribuendo a quest’ultimo valore pari a zero e questo ha determinato l’applicazione di tassi non allineati con le rispettive previsioni contrattuali”. Di conseguenza, pur essendo legale stipulare un mutuo a tasso variabile con un floor, per evitare di avere la necessità di esborsi dalle banche in caso di euribor negativo, la Banca d’Italia invita sia i clienti titolari di mutui a tasso variabile sia le banche, a procedere ai rimborsi qualora non sia previsto un floor e a verificare l’importo dell’eventuale rimborso che spetta al mutuatario con tasso variabile.
Ora sarebbe interessante sapere se le banche italiane stanno effettivamente seguendo quanto raccomandato dalla Vigilanza, rimborsando in automatico i clienti sottoscrittori di mutui a tasso variabile in caso non sia presente un floor nel contratto.

Detto questo, è evidente che la questione dei mutui e le problematiche dei tassi a zero sulla tenuta e la redditività delle banche stanno giocando un ruolo chiave nella fiducia dei risparmiatori e degli investitori sui sistemi-Paese. Il rischio di fughe di capitali è chiaro e presente, soprattutto nei Paesi più deboli economicamente e più fragili sotto il profilo bacario. A evidenziarlo sono i dati Target 2 della Bce (registra i flussi di capitale tra paesi dell’eurozona) già in aprile la Germania presentava un attivo di capitali (saldo tra euro in uscita ed euro in entrata nel paese) per 625,8 miliardi di euro, un record mai toccato finora: al contrario, si è accentuata la fuga di capitali dai paesi periferici d’Europa, con in testa l’Italia (-264,7 miliardi, anche questo record storico), la Spagna (-254,9 miliardi), il Portogallo (-65 miliardi) e la Grecia 8-95 miliardi).

In un periodo di grande pressione per le banche europee ormai sotto osservazione dal mercato non più per il parametro CET-1, ma per il TEXAS ratio (che è calcolato con sofferenze lorde/patrimonio tangibile+ accantonamenti), gli istituti di credito si ritrovano ancor più sotto pressione di fronte all’arrivo di tassi negativi sui mutui.

Via Sole 24 Ore

 

 

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