Raccolta premi: Intesa Sanpaolo scala le classifiche e diviene prima compagnia

Dopo il ricalcolo fatto dall’Ania sulla raccolta premi al giugno scorso, considerando le “fabbriche prodotto” estere, emerge che la prima compagnia italiana, mettendo assieme vita e danni, è Intesa Sanpaolo con 11,7 miliardi di raccolta.

 

L’istituto guidato da Carlo Messina, oltre a essere la più grande banca italiana contiene in sé la compagnia più imponente che supera Poste che ha 11,6 miliardi e Generali, scesa al 3° posto con 11,1 miliardi. Il sorpasso è dovuto soprattutto al ramo vita ma adesso la sfida, fino a ieri ritenuta impossibile, è diventare prima anche nel danni dove è 15ma.

Quando nei giorni scorsi Carlo Messina ha indicato come obiettivo primario di Intesa Sanpaolo diventare il “Numero Uno delle assicurazioni nel ramo danni e infortuni, creando una Generali all’interno del nostro gruppo”, in molti hanno pensato che il manager romano non sarebbe stato in grado di riusicire nella missione.

Tuttavia guardando gli ultimi dati disponibili alla fine dello scorso giugno (primo semestre 2017), l’obiettivo di Messina, pur estremamente ambizioso, non appare più un sogno impossibile. La geografia delle assicurazioni è completamente cambiata da quando l’Ania ha recentemente deciso di conteggiare fra i suoi premi anche quelli prodotti dalla sua compagnia irlandese di Intesa (ma con polizze vendute in Italia).

Il gruppo bancario guidato da Messina dimostra così di aver scavalcato tutti nella graduatoria dei rami vita e danni congiunti ed è adesso la prima compagnia italiana con 11,7 miliardi di euro di raccolta, avendo superato Poste che ha soltanto 11,6 miliardi, mentre Generali è al terzo posto con 11,1.

Il sorpasso, dunque, è già sorprendentemente avvenuto. Anche se in realtà il primato di Intesa è tutto basato sull’incredibile ammontare di raccolta vita, mentre per quanto rigaurda il danni, con soli 0,2 miliardi a giugno 2017, la banca è ancora quindicesima in classifica, ben lontano dalla vetta, dominata da Unipol con 7,74 miliardi, davanti a Generali con 5,89 miliardi, che vede proprio in questo segmento del business uno dei principali filoni di crescita.

Proprio il comparto danni ha sostenuto i risultati del primo semestre del gruppo triestino (raccolta in crescita dell’1,5% contro un -1,8% del vita e un risultato finale di -0,8% dato il peso preponderante di questo secondo ramo), grazie anche alla capacità di aumentare la penetrazione della sua offerta al di là della tradizionale Rc auto (la cui divisione è stata riorganizzata, con una segmentazione su tipologie di cliente e non più su linee di business), per puntare anche su polizze salute, perdita del lavoro e così via.

Crescere nel danni, per Messina, è a questo punto quasi una via obbligata: avendo sbaragliato tutti nel ramo vita, anche Poste Italiane per tanto tempo additata come la più dinamica del settore, ora deve trovare altra linfa vitale se vuole crescere ancora nel comparto assicurativo.

Certo, l’obiettivo è a dir poco ambizioso: Messina ha detto che in relazione al comparto danni, il target è riuscire a diventare una delle prime compagnie nei prossimi quattro anni e la prima nei quattro anni successivi.

Alla fine di questo percorso, se riuscirà, ci troveremo di fronte a un colosso bancario assicurativo di proporzioni ragguardevoli, anche se tutto concentrato in Italia. E forse unico a livello mondiale.

Un colosso capace di fornire tutto lo spettro dei servizi e dei prodotti al risparmiatore, dai pagamenti al credito, dal risparmio gestito alle assicurazioni. Per raggiungere il target la banca sta investendo molto su tecnologie e personale per allargare l’offerta di prodotti, forte di una presenza capillare nel territorio nazionale con 4.600 filiali sempre più orientate al di là della classica offerta bancaria.

Oltre ad aprirsi a soggetti esterni, come dimostra l’accordo di qualche mese fa con Aon focalizzato sui bisogni di protezione delle Pmi.

Al contrario che nel vita, nel ramo danni le filiali intermediano una quota marginale dei premi rispetto alla clientela: fatto 100 il numero dei clienti, solo il 2 per cento di loro sottoscrive polizze danni di Intesa mentre a sottoscrivere polizze vita è il 70 per cento, per cui è inevitabile voler incrementare la prima delle due quote.

Così, dopo aver provato a conquistare Generali, Intesa Sanpaolo ha ben pensato che forse non ne ha bisogno, credendo di poterla sconfiggere sul suo proprio terreno. Almeno in Italia.

 

Via Repubblica

Categorie Assicurazioni,News

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