Inchiesta della GdF sulle polizze assicurative di Credit Suisse Ag: 3.297 evasori

Grazie ai nuovi canali di cooperazione internazionale aperti tra Italia e Svizzera, la Gdf ha già chiesto alle autorità fiscali elvetiche tutte le informazioni che hanno a disposizione su 9.953 soggetti i cui nominativi sono emersi dagli elenchi sequestrati negli uffici milanesi di Credit Suisse Ag nell’ambito dell’inchiesta del pm Gaetano Ruta sulle polizze assicurative emesse da Credit Suisse Life Bermuda o sui fondi depositati in conti correnti cifrati che schermavano l’identità dei titolari effettivi.

Strumenti che, secondo l’accusa, non erano altro che un mezzo per occultare nei paradisi fiscali il denaro che proveniva da evasione fiscale in Italia. In sostanza, sosteneva la Procura guidata da Francesco Greco, l’istituto di credito aveva predisposto un modello di gestione dei rapporti con i clienti italiani «incentrato sulla tutela dell’anonimato, sull’elusione dei controlli dell’Amministrazione finanziaria dello stato, l’occultamente delle risorse finanziari».

Finita sotto inchiesta in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società, perché non aveva creato un modello organizzativo in grado di evitare «la commissione di reati di riciclaggio», il 14 dicembre 2014 Credit Suisse Ag, con sede a Zurigo, patteggiò di fronte al gip Chiara Valori versando quanto aveva guadagnato da decine di migliaia di operazioni eseguite fino al 2012, e cioè oltre 7,5 milioni, ai quali ha aggiunto un altro milione come sanzione pecuniaria. Successivamente ha pagato altrui 101 milioni all’Agenzia delle entrate per chiudere un contenzioso. Un patteggiamento che, precisa Credit Suisse, «ha sancito la conclusione delle indagini da parte delle autorità italiane relative alle attività cross-border italiane di Credit Suisse dal 2008 al 2015».

La questione, però, non si è chiusa lì per i clienti dell’istituto bancario. La Guardia di Finanza, infatti, ha esaminato uno per uno i 13.250 nominativi dei titolari delle polizze e dei conti correnti trovati e sequestrati nei server che si trovavano negli uffici italiani della banca riuscendone ad identificare 3.297 che sono stati ritenuti responsabili quantomeno di aver evaso le tasse in Italia.

Sono bastate le notizie sull’indagine e sugli accertamenti fiscali a «convincere» la maggior parte di questi soggetti (persone fisiche e società) ad aderire alla prima voluntary disclosure denunciando «spontaneamente» al fisco i propri patrimoni occulti e versando complessivamente 173 milioni tra imposte, sanzioni e interessi. Per evitare complicazioni pesanti con la giustizia, anche per molti degli diecimila finora sfuggiti alla prima scrematura l’uscita di sicurezza potrebbe essere ancora la voluntary.

Via Repubblica

Categorie Assicurazioni,News

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