Il pezzo mancante del puzzle

Due recenti convegni sul tema dei rischi hanno suggerito indicazioni che possono in parte sembrare in contraddizione.

Nell’incontro “Il risk management come leva competitiva per le imprese” alcuni dati sono stati piacevolmente sorprendenti, almeno per il sottoscritto.
Nella sede del Politecnico di Milano, RiskGovernance, la struttura del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del PoliMi, ha presentato i risultati dell’Osservatorio sul Risk Management nelle imprese italiane, sondaggio annuale sul tema della visione e della gestione del rischio in un campione di imprese, per la maggior parte PMI.
Ebbene, oltre ad una apparentemente meno pessimistica visione dell’andamento dei prossimi periodi, è stata rilevata una cresciuta maturità nella valutazione dei rischi e della loro gestione: in oltre l’80% delle aziende che hanno risposto, il rischio viene visto non più solo come eventualità solo da evitare, ma come “Opportunità da gestire attivamente” (l’anno precedente quasi la metà delle aziende lo vedeva solo come evento negativo).
Senza andare nei dettagli della approfondita analisi sviluppata da RiskGovernance, il messaggio è decisamente positivo, quasi un punto di svolta…
Ma…
Ovviamente, qualche limite arriva dal fatto che la maggior parte delle partecipanti al sondaggio provengono dall’orbita Confapi Lombardia, il che fa pensare (senza voler esprimere alcun tipo di valutazione) ad una cultura aziendale maggiormente… avanzata. C’è forse da considerare anche il fatto che chi non ha il risk management come attività aziendale consolidata, forse non ha risposto al sondaggio…
Infatti, durante un’altra conferenza del giorno prima, “Black and White Cyber Maneuvers Expo” (http://www.infowar.it/) incentrata sulla guerra cibernetica ed i rischi informatici (fa piacere usare ogni tanto la lingua italiana che è tanto bella e precisa!), un relatore ha manifestato la difficoltà di relazionarsi in particolare con le PMI su argomenti anche assai importanti ed urgenti quali i rischi informatici. Prevale l’atteggiamento del: “non ho tempo, devo pensare al fatturato…”, “tanto a me non succede…” e “eh, ma costa…”.

Per esperienza, appare più frequente non tanto l’atteggiamento tipo-struzzo, quanto quello del “mi piacerebbe (gestire bene i rischi), ma non ho:
• conoscenze,
• tempo,
• soldi,
• ecc.

Sarà una questione di cultura? Forse.
Il pensiero va anche a quanto emerso a margine della Conferenza Rischio Paese organizzata da Coface e Il Sole 24 Ore e dedicata all’Africa come presente e futuro mercato in forte espansione: l’atteggiamento delle aziende italiane che si orientano verso tali mete, è più spesso quello che mira a vendere che non quello di investire, comportamento che rischia di essere meno premiante nei periodi appena oltre il breve…

Quindi, mia/nostra impressione, opinabilissima, è che un po’ di cultura del rischio potrebbe sicuramente contribuire a migliorare e consolidare situazioni e sensazioni positive che si colgono, al di là dei dati numerici enfatizzati dai media (che, per un maligno, potrebbero suonare come un pochino di propaganda…).
Un’occasione in più potrebbe essere l’istituzionalizzazione della funzione del risk manager che dovrebbe essere richiesta dal prossimo aggiornamento della ISO 9001 (2015): con la speranza che non si riduca ad un esercizio burocratico/formale…

a cura di Fabio Meloni

Categorie Assicurazioni,News

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