Gli attuari: si’ a pensioni piu’ flessibili

Ma attenzione all’equilibrio contributi-prestazioni, alle coperture finanziarie e all’aspettativa di vita.

L’Ordine degli Attuari, che rappresenta i professionisti da sempre più impegnati con la loro competenza tecnica sul fronte della previdenza e del welfare, giudica positivamente l’eventuale introduzione di elementi di flessibilità nella Legge Fornero che disciplina il sistema delle pensioni in Italia.

Con l’obiettivo di offrire il proprio contributo al dibattito sugli interventi pensionistici cui il nuovo Governo sta lavorando, gli Attuari motivano questa posizione con gli effetti che la Legge Fornero ha prodotto per alcune categorie di persone a causa di un intervento eccessivamente drastico.

Dal punto di vista più strettamente sociale, pur restando valido il principio del perseguimento di un equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate, gli Attuari ribadiscono che alcuni meccanismi pensionistici, ad esempio la flessibilità in uscita e l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla crescente aspettativa di vita, possono essere eventualmente rivisti nella loro applicazione concreta inserendo meccanismi di gradualità, penalizzazioni o altro; guardando contemporaneamente anche all’importante vincolo rappresentato dalla disponibilità di adeguate risorse economiche nell’ambito del bilancio dello Stato. Non vi è dubbio, infatti, che qualsiasi intervento venga effettuato per ragioni di ordine sociale, o comunque di natura extra tecnico-economica, debba necessariamente fare i conti con il mantenimento dell’equilibrio attuariale da un lato e con i vincoli di bilancio dall’altro.

In particolare sul primo punto, se sussiste un equilibrio attuariale tra contributi e prestazioni, qualsiasi intervento – come ad esempio l’anticipazione dell’età pensionabile – genera squilibrio e quindi costi che devono trovare una copertura. Questa copertura può essere implicita, come nel caso di eventuali penalizzazioni per chi va in pensione in anticipo, oppure esplicita, come quando è realizzata con il ricorso a risorse esterne derivanti dal bilancio dello Stato e da una adeguata politica occupazionale per assicurare maggiori entrate contributive e, indirettamente, maggior gettito fiscale.

Tutto questo poi non basta: secondo gli Attuari c’è un altro elemento di grande rilevanza di cui tener conto, ovvero i coefficienti di trasformazione che sono strettamente legati all’età pensionabile e alla correlata aspettativa di vita. Tali coefficienti, in base alle norme vigenti, vengono aggiornati periodicamente sulla base delle modifiche della stessa aspettativa di vita, in relazione ai miglioramenti registrati dalla mortalità della popolazione italiana. Se si tiene conto che l’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo si capisce quanto tali aspetti siano determinanti per l’equilibrio del sistema pensionistico. “Non è un caso – afferma Giampaolo Crenca, Presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari – che proprio l’Ordine degli Attuari pubblichi di norma ogni tre anni lo Studio sulla sopravvivenza media dei percettori di rendita, distinta per sesso e, ove i dati sono disponibili, anche per alcune categorie di lavoratori, basato su rigorosi e scientifici metodi attuariali (la pubblicazione con i relativi risultati è disponibile sul sito www.ordineattuari.it). Lo studio è finalizzato a dare al Governo e agli operatori di mercato una informazione preziosa che deve servire per intervenire oggi per il domani”.

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