Conflitto di interessi? Concorrenza sleale? La vicenda Fonage si ingarbuglia

Qualcuno tempo fa si chiedeva come potesse una sedicente rappresentanza degli agenti di assicurazione votare a favore della proposta Ania di salvataggio del Fonage secondo la quale il criterio di attribuzione delle redite sarebbe passato dalla prestazione definita alla contribuzione definita con conseguente massacro delle pensioni attuali e future anche del 70%.

E inoltre come fosse possibile che una associazione che si prefigge, almeno a parole, lo scopo di tutelare gli interessi economici degli agenti potesse accettare la frammentazione di un istituto collettivo che si fonda sulla solidarietà e sul patto intergenerazionale in una sommatoria di PIP, pur sapendo che i coefficienti di conversione del capitale avrebbero così generato pensioni molto più basse rispetto a quelle attribuite dal Fondo Pensione anche dopo l’effettuazione di qualsiasi taglio correttivo.
Ora che lo SNA ha rintuzzato tutti gli attacchi concentrici portati al Fonage nel tentativo di provocare la fuga in massa dei suoi iscritti, alcuni gruppi fondatori di Anapa sono stati costretti a uscire allo scoperto spingendo apertamente i loro iscritti a riscattare i rispettivi capitali accumulati nel Fondo Pensione per trasferirli in singole posizioni assicurative gestite dalle proprie Mandanti. Con la conseguenza che un diritto acquisito, quello cioè di ottenere sicuramente il versamento del contributo paritetico da parte della propria Mandante fino alla quiescenza, si trasforma, per coloro che abboccano all’esca avvelenata, in uno dei tanti ingredienti della contrattazione di secondo livello, sottoposto quindi anch’esso al ricatto negoziale imposto dalla parte forte, la Compagnia, alla parte debole, gli agenti e per essi il gruppo aziendale.
Una scelta tanto più scellerata in quanto è facile immaginare che l’equilibrio di un’eventuale pensione integrativa aziendale sarà sottoposta alla solita condizione, più o meno camuffata, della fedeltà nel tempo della rete agenziale alla propria Mandante.

Ora, però, si pone una novità sostanziale rispetto al passato: i delegati in quota Anapa, che formano la componente agenti minoritaria dell’assemblea Fonage, chi rappresentano, visto che alcuni dei soggetti politici fondatori di quell’associazione, primo fra tutti quello presieduto dal presidente stesso di Anapa, stanno sviando quote rilevanti di capitale verso altri istituti finanziari? O, dichiarandosi indipendenti, prendono le distanze dal comportamento e dalle scelte effettuate dall’associazione che li ha fatti eleggere in quanto essa sta indirettamente facendo concorrenza sleale al Fondo Pensione, oppure si dimettono per evitare il manifestarsi di un grave conflitto di interessi.

E come fanno l’Associazione delle imprese da un lato e Anapa dall’altra a proseguire le trattative per salvataggio di Fonage, l’una, sapendo che al proprio interno vi sono Compagnie disponibili a captare dal Fondo pensione parte dei capitali amministrati in misura paritetica dall’Ania stessa e, l’altra, sapendo che tra i suoi fondatori vi sono gruppi aziendali, tra i quali quello che ha come leader maximo il suo stesso presidente, i quali sviano i capitali verso gli strumenti previdenziali di quelle Compagnie ammiccanti?

Immaginiamo per un attimo la situazione che si verrebbe a creare se al prossimo tavolo della trattativa dovessero sedersi, tra gli altri, il Presidente Nazionale SNA, Claudio Demozzi, e il Presidente Fonage, Francesco Libutti, che hanno lottato come leoni per salvare il Fondo, con il Presidente Anapa, Vincenzo Cirasola, che è parimenti presidente del Gagi, socio fondatore di Anapa e promotore dell’azione messa in atto da centinaia di iscritti che intendono riscattare i propri contributi al Fonage per versarli nei prodotti Generali e infine con i delegati Ania che certo non ignorano il fascino generato, in alcune delle sue rappresentate, dal gruzzolo di mille milioni di euro che potrebbero divenire a portata di mano laddove la situazione negoziale dovesse precipitare.
Al di là dell’eventuale rilevanza giudiziaria scaturente dalla scarsa imparzialità che sembrano scontare alcuni protagonisti della vicenda, la cui valutazione lascio volentieri a quanti ne abbiano competenza, ritengo che questo guazzabuglio inestricabile abbia per lo meno rilievo politico e morale, essendo peraltro confortato dall’auspicio di poter contare sulla condivisione della maggioranza di voi. È così, vero?

Roberto Bianchi

Via SNA channel

Categorie Assicurazioni,News

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