Come fare carriera in una Compagnia di assicurazione

Nello scorso editoriale avevo tentato di riportare il dibattito sulla questione morale che sembra riposta molto spesso nello scaffale delle cose inutili in quanto invisibile agli occhi e qualcuno, evidentemente punto nel vivo, si era indignato inneggiando alla verità contro l’indiscrezione maliziosa.

La questione riguardava piuttosto il dovere etico di rifiutare i portafogli provenienti da gestioni dismesse dalle Compagnie per motivi politici e il collega Turi, che ringrazio per il contributo fornito, aveva colto appieno il senso del tema in discussione fornendoci notizia della sua esperienza di solidarietà, per così dire “militante”, nei confronti di due agenti fatti oggetto di particolare attenzione da parte della loro Mandante. In altre parole e conclusivamente, ritengo che quando una Compagnia chiude uno sportello con motivazioni speciose che nascondono il reale intento di effettuare la decimazione darwiniana della specie, i colleghi che operano in quel territorio dovrebbero sentirsi obbligati a rifiutare il portafoglio collegato, nella consapevolezza che una loro eventuale decisione contraria provocherebbe danni probabilmente irreparabili a coloro i quali quel portafoglio lo hanno costruito in anni di lavoro e di sacrifici. Un portafoglio che genera provvigioni sulle quali, sarà bene tenerlo sempre a mente, è costruito il complesso impianto delle aspettative e dei bisogni maturati nelle famiglie coinvolte.

In particolare l’esponente del Gruppo aziendale, che si pappa il maltolto e poi inneggia alla centralità dell’agente nel mercato assicurativo italiano, somiglia molto al grande coccodrillo del Nilo che ingoia il povero gnu mentre attraversa il fiume Mara durante la sua migrazione stagionale e poi si distende al sole versando lacrime copiose che potrebbero persino sembrare di pentimento. E più i coccodrilli sono grossi e più piangono. 

Posto che ciascuno è padrone della propria vita e che a nessuno è precluso il diritto di impiegarla come ritiene più opportuno, ritengo si possa spendere qualche parola sulle carriere prestigiose consumate da taluni ex presidenti di GAA in seno alle Imprese che fino a qualche mese prima costituivano la loro controparte istituzionale.
Dopo avere rappresentato gli interessi collettivi degli agenti presso la Mandante, l’ex rappresentante degli agenti entra nell’azienda e fa carriera al suo interno come manager. Al di là di qualsiasi atteggiamento malizioso che non appartiene al mio dna, alcune domande sorgono però spontanee: nello svolgimento del suo ruolo, ha fatto davvero il bene della collettività, o pensava piuttosto al proprio vantaggio futuro? Non sarà mica stato premiato per quello che ha fatto e per quello che ha omesso di fare a favore dell’azienda? Aveva per caso un clamoroso conflitto di interessi da risolvere mentre rappresentava la collettività e intanto preparava le condizioni ambientali per l’imminente cambio di casacca?

A me questa sembra (e ribadisco, sembra) un’altra forma di cannibalismo, stavolta post nunziale, che caratterizza l’accoppiamento della mantide religiosa, pronta a divorare il proprio compagno dopo essersi accoppiata con esso. Prima copulo con gli iscritti e poi, quando sono gravido di virtù agli occhi della Mandante, divento portatore della politica aziendale a danno di quelli che in precedenza erano i miei stessi solidali.
Bene, anche stavolta lascio a voi lettori il giudizio finale, nella convinzione però che sia giunto il momento di riconsiderare l’insieme degli aspetti etici ai quali dovrebbe ispirarsi la nostra condotta professionale e sindacale.
Roberto Bianchi

via SNA Channel

Categorie News

Tags:

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Close
Please support the site
By clicking any of these buttons you help our site to get better