Banche e assicurazioni fanno rotta sulla formazione

Riconversione, riconversione, riconversione. Antonio Fraccaroli, direttore generale del Fondo bilaterale banche e assicurazioni non vede altra via per uscire dal tema degli esuberi nel credito e in misura diversa, minore senz’altro, nelle assicurazioni. I numeri, per ora, gli danno ragione: tra il 2008 e il 2016 sono stati investiti ben 1,1 miliardi per la formazione dei lavoratori bancari e assicurativi. Rispetto al finanziamento complessivo oltre 597 milioni sono stati stanziati direttamente da Fba, il resto da cofinanziamento aziendale, come spiega una nota di Abi.

«In totale i lavoratori formati sono stati 1,4 milioni – dice Fraccaroli – e questo significa che, considerati gli addetti dei due settori, ogni dipendente ha seguito tra i 3 e i 4 corsi di formazione, negli ultimi 8 anni».

Fba è il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua dei dipendenti delle imprese operanti nei settori del Credito e delle Assicurazioni ad esso aderenti ed è alimentato, secondo quanto previsto dalla Legge n.388 del 2000, dalla quota dello 0,30% dei contributi versati all’Inps (il cosiddetto «contributo obbligatorio per la disoccupazione involontaria»). Tra gli obiettivi la promozione e il finanziamento di piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali concordati tra le Parti Sociali e inoltre la promozione e finanziamento di attività di qualificazione e di riqualificazione per figure professionali di specifico interesse delle aziende. «Le proposte che arrivano ai nostri avvisi si stanno moltiplicando e negli anni si assiste a un continuo crescendo. Lo scorso anno abbiamo finanziato progetti per 67 milioni di euro ma se ne avessimo avuti 90 li avremmo impiegati tutti », spiega Fraccaroli.

Sullo sfondo c’è una composta polemica su quanto deciso dalla legge di stabilità. «Lo scorso anno i fondi interprofessionali hanno dovuto trasferire 120 milioni di euro alle politiche passive – spiega Fraccaroli -. Fba in particolare ne ha trasferiti 7, ma in prospettiva sarebbero necessari più fondi e soprattutto più fondi per le politiche attive non per quelle passive. Con gli esuberi che si prospettano soprattutto nel settore bancario mandiamo a casa la gente a 50 anni? Bisogna pensare a come finanziare misure come l’outplacement e la riconversione. I fondi potrebbero fare molto in questa direzione ma servirebbe una linea di indirizzo chiara dell’Anpal che spiegasse chiaramente se i fondi fanno parte delle politiche attive».

I numeri mostrano che banche e assicurazioni hanno fatto della formazione e, oggi della riconversione professionale, un perno attorno a cui far ruotare il futuro della professione dei bancari e dei funzionari delle assicurazioni. Ci sono già i casi scuola di alcuni grandi gruppi che hanno scelto la via della riconversione e di cui si vedranno gli effetti nei prossimi anni. «La situazione critica, soprattutto nel credito, implica interventi sempre più pesanti di riconversione – osserva Fraccaroli -. Per anni è stato insegnato ai bancari a vendere prodotti e così è nata una generazione di professionisti che non sa più far bene il credito, soprattutto il credito locale, alle piccole e medie imprese e alle famiglie.

Categorie Assicurazioni,News

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