Assicurazioni, la clausola claims made non è vessatoria ma può essere nulla

Le Sezioni Unite di Cassazione hanno escluso la vessatorietà della clausola del contratto di assicurazione della responsabilità civile che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto o, comunque, entro determinati periodi di tempo, preventivamente individuati (c.d.claims made mista o impura).

Pur non essendo vessatoria, però, per le Sezioni Unite, la clausola «in presenza di determinate condizioni, può tuttavia essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero, laddove sia applicabile la disciplina di cui al d.lgs. 206/2005, per il fatto di determinare, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; la relativa valutazione, da effettuarsi dal giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità, ove congruamente motivata». Così si legge nella sentenza n. 9140 del 6 maggio scorso, pronunciata dalle Sezioni Unite a seguito della causa intentata da un paziente che chiedeva il risarcimento dei danni patiti per effetto della condotta dei medici di un Ospedale. Vinta la causa in primo grado, il Tribunale condannava l’Ospedale al pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento, dichiarando tutte le compagnie assicurative chiamate in causa tenute a manlevare la responsabile-assicurata nei limiti previsti dalle polizze. Da qui l’insorgere dei contrasti, ora risolti dalle Sezioni Unite, sulla responsabilità dell’assicurazione in relazione alla validità della clausola claims made inserita nella polizza.
via LaStampa

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