Allarme mutui e prestiti USA: torna la bolla subprime?

La bolla dei subprime potrebbe tornare? L’allarme per mutui e prestiti a rischio c’è negli USA. L’erogazione di crediti non convenzionali cresce, mentre l’indebitamento della popolazione statunitense è da record. Analizziamo i dati.

I prestiti non convenzionali continuano ad allarmare la finanza statunitense. Nuovi nomi quali Asset Asseta depletion loans, Asset dissipation loans e mutui Non QM stanno emergendo in un piccolo, ma crescente sottogruppo del mercato dei prestiti e mutui che comprende subprime e altri strumenti considerati ad alto rischio.

Le banche e le agenzie finanziarie sono sotto i riflettori. I numeri, infatti, sottolineano che i finanziatori hanno erogato prestiti non convenzionali per un totale di 12 miliardi di dollari nel secondo trimestre 2019, registrando un rialzo del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per questo l’ufficio per il controllo della moneta negli USA – OCC, Office of the Comptroller of the Currency – sta mettendo in guardia banche ed altri istituti finanziari esortando controlli più rigorosi sulla sottoscrizione di prestiti.

I prestiti a rischio stanno tornando e sono in crescita

Si chiamano Asset depletion loans e Asset dissipation loans e consentono di accedere ad un prestito, ponendo come garanzia asset patrimoniali, non soldi liquidi. Le persone, quindi, possono richiedere un mutuo per la casa in base alle attività liquide che possiedono, come denaro in conti bancari, azioni o persino conti pensionistici e non facendo leva sul reddito.

Questa tipologia di prestito sta destando timore proprio perché viene concessa facilmente a lavoratori o pensionati che non solo non percepiscono stipendi sicuri, ma che non possiedono neanche patrimonio tali da garantire con solidità il credito.

Anche i mutui Non QM sono considerati a rischio e preoccupano il settore bancario USA. Nel 2018, infatti, questi prestiti hanno raggiunto il livello più alto di erogazione in dieci anni, pari a 45 miliardi di dollari. La loro quota nei mutui ha avuto un balzo in crescita importante dal 2008 al 2018, arrivando a rappresentare il 52% nel settore prestiti.

Mutui a rischio: il ruolo delle banche

La preoccupante questione dei prestiti ad alto rischio e l’allarme lanciato in questi mesi mettono sotto i riflettori anche le banche e le loro operazioni, non sempre considerate sicure. La bomba dei subprime potrebbe partire proprio dalle operazioni bancarie.

I prestiti concessi da Goldman Sachs, per esempio, per il 13% sono stati valutati come subprime. In più, si sono verificate diverse operazioni di cartolarizzazione di mutui considerati a rischio, che sono stati trasformati in pacchetti di obbligazioni con prestiti sulla casa come garanzia.

JP Morgan, Credit Suisse, Citi hanno eseguito operazioni di cartolarizzazione offrendo bond di provenienza rischiosa. I numeri rivelano che nel primo trimestre del 2019 il valore dei mutui a rischio cartolarizzati è stato di 2,5 miliardi di dollari e nei mesi a seguire di 1,9 miliardi di dollari. Tra queste operazioni c’è stato il rilevamento di 932 mutui di Impac Mortgage Holdings da parte di Citi, che li ha poi trasformati in obbligazioni dal valore di 350 milioni di dollari.

Indebitamento USA record

Una nuova bomba prestiti pronta ad esplodere? La preoccupazione è fondata, considerando anche l’aumento dell’indebitamento delle famiglie USA. Il 74% dei mutui è concesso al 90% della popolazione considerata non abbiente. La cifra record dell’indebitamento USA è arrivata alla soglia dei 4.000 miliardi.

Tra tutti, ci sono i dati importanti sui prestiti richiesti dagli studenti statunitensi. Il loro debito ha raggiunto un valore di 1,5 milioni di miliardi di dollari, diminuendo seriamente la capacità di pagamento e andando a pesare sul reddito delle famiglie per il 10%. Circa un terzo dei debiti morosi attualmente rilevati negli USA, infatti, appartiene agli studenti, per un valore di 89 miliardi di dollari nel secondo semestre del 2019, cresciuto a dismisura rispetto ai 38 miliardi di dollari nello stesso periodo del 2013.

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Via: Money.it

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Categorie Mutui e prestiti,News

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